Non capita spesso di cenare su un ponte medievale. Ancora meno se quel ponte è legato a una delle immagini più celebri della storia dell’arte mondiale.
Il 22 luglio 2026 il Ponte Buriano, alle porte di Arezzo, è diventato il luogo scelto dal Consorzio Valdarno di Sopra DOC per celebrare i suoi primi quindici anni. Una tavola apparecchiata sopra le antiche pietre, l’Arno che scorre sotto le arcate e le colline del Valdarno che cambiano colore con il calare della sera.
Una scena insolita, ma perfettamente coerente con la storia di questo territorio: un luogo dove il vino non è mai stato soltanto un prodotto agricolo, ma il risultato di un rapporto profondo tra paesaggio, arte e lavoro della terra.
Per una sera il Ponte Buriano è stato molto più di un monumento da fotografare. È tornato a essere un luogo di incontro, proprio come doveva essere nei secoli passati, quando rappresentava un passaggio fondamentale tra le due rive dell’Arno.

Il ponte della Gioconda
La scelta del luogo porta inevitabilmente a Leonardo da Vinci. Il ponte è conosciuto anche come il “ponte della Gioconda” perché, secondo una delle ipotesi più diffuse tra gli studiosi, sarebbe proprio questa struttura quella raffigurata sullo sfondo della celebre Monna Lisa.
Un legame affascinante che, al di là del dibattito storico, racconta il rapporto profondo tra Leonardo e questo paesaggio.
Il Ponte Buriano, però, prima di diventare un riferimento artistico, era soprattutto una strada. Costruito in epoca medievale, aveva una funzione strategica nei collegamenti tra Arezzo e Firenze. Da qui passavano persone, animali e merci. Anche il vino seguiva queste vie, perché la vite era già parte integrante dell’economia agricola locale.
Una storia del vino lunga secoli
La storia vitivinicola del Valdarno di Sopra, del resto, è molto più antica della denominazione moderna. Un riconoscimento storico arrivò già nel 1716, quando il Granduca Cosimo III de’ Medici emanò il celebre bando che delimitava quattro territori toscani considerati particolarmente vocati alla produzione di vino di qualità. Uno di questi era proprio il Val d’Arno di Sopra.
Una scelta sorprendentemente moderna, che già allora riconosceva il valore del vino valdarnese nel suo legame indissolubile con il luogo di origine.
È proprio questa continuità tra passato e presente ad aver rappresentato il filo conduttore della serata organizzata dal Consorzio Valdarno di Sopra DOC.
La cena ha riunito produttori, chef e protagonisti della filiera agroalimentare valdarnese in un racconto collettivo dell’identità del territorio.


La cena come racconto collettivo
In cucina lo chef pluristellato Gaetano Trovato, anima di Arnolfo, ha firmato il percorso gastronomico insieme a Francesco Berardinelli, Leonardo Norcini e Andrea Campani, protagonisti della cucina toscana contemporanea, capaci di valorizzare la materia prima senza alterarne l’identità.
La selezione degli ingredienti ha seguito la stessa filosofia.
Simone Fracassi, attraverso il Mercato Coperto degli Agricoltori di Montevarchi, ha portato in tavola il lavoro dei produttori locali e il valore della filiera corta. L’Azienda Agricola Il Borro ha contribuito con la propria esperienza e una visione contemporanea del rapporto tra agricoltura e ambiente.
La parte dolce è stata affidata alla Pasticceria Fabio e Gianni, mentre la brigata dei sommelier FISAR ha accompagnato con professionalità il servizio durante tutta la serata.





Radici che sostengono l’innovazione
La cena ha avuto anche un importante valore solidale. Il ricavato dell’evento è stato destinato al progetto “Stampa 3D” della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, un’iniziativa che mette la tecnologia al servizio della medicina specializzata, aprendo nuove possibilità nella ricerca, nella diagnosi e nella cura.
Un elemento che aggiunge un significato ulteriore alla serata: un territorio con radici profonde ha scelto di sostenere un progetto rivolto all’innovazione.
Due vini, due direzioni del tempo
Sul ponte, però, il racconto passava anche dai calici. Tra i diversi vini protagonisti della serata, due hanno rappresentato, a nostro avviso, le possibili direzioni del futuro della denominazione.

Vertigine 2025
Il primo è Vertigine 2025 dell’azienda Rabizza Winery, espressione giovane e dinamica di una nuova sensibilità produttiva.
Un blend di territorio toscano composto da Sangiovese, Malvasia nera e Canaiolo che, nonostante la maturazione in tonneaux, sceglie una strada precisa: immediatezza, freschezza e sincerità. Non cerca la potenza come unico parametro di valore, ma punta sulla bevibilità e sulla capacità di accompagnare il momento conviviale. È un vino che interpreta una Toscana contemporanea, più agile e meno legata agli stereotipi del passato.

Il Conio 2005
Dall’altra parte c’è Il Conio 2005 dell’azienda vinicola Campo del Monte, Vin Santo che rappresenta invece la dimensione della nostra memoria.
Il suo assaggio è quasi un punto d’incontro tra vino e arte: un prodotto che, a oltre vent’anni dalla vendemmia, racconta come tempo, pazienza e attenzione siano elementi fondamentali dell’identità di questo territorio. Il Conio 2005 esprime proprio questo: la capacità di affidarsi al tempo.
Accostati nella stessa serata, questi due vini sembravano dialogare. Uno racconta il presente e una nuova idea di vino rosso contemporaneo. L’altro custodisce una tradizione toscana unica, capace di rinnovarsi senza trasformarsi in semplice nostalgia. Insieme spiegano bene il senso del Valdarno di Sopra DOC: innovare senza cancellare, cambiare senza perdere memoria.






Quando la cena è terminata e il Ponte Buriano è tornato al suo silenzio, è rimasta l’immagine di un luogo che continua a fare ciò per cui è nato.
Unire. Tra due rive dell’Arno. Tra passato e futuro. Tra una storia iniziata secoli fa e vini che oggi continuano a raccontarla.

